lunedì 27 maggio 2019

MYANMAR 2015 - la vecchia Birmania (dal nostro diario)


… Laura rientra al lavoro dopo la malattia, danno al sottospinato e, … le cade la bombola di CO2 sul piede!  2° dito blu!  ROTTO!!!
Cerotto e via, domani si parte ugualmente!
Sbarchiamo in orario a Yangon, forse anche con un po’ di anticipo, fila per la dogana, ritiro delle valige… della valigia. Quella di Laura è rimasta a Roma, sbrighiamo le pratiche al customer service, il pullman attende e ci porta fino al Motherland inn .


…in fila alla dogana, uno mi saluta, contraccambio, è triestino, chi è? da dove mi conosce? allievo di qualche corso? non ci penso più che tanto…  
lo ritrovo al Motherland,  è con la sua ragazza, anche loro viaggiano soli, mi chiama per nome… 
ma chi sei, dico, da dove ci conosciamo???    
pensaci.….  mi risponde!!!
salgo in camera a depositare i bagagli, un flash…  Marocco 2009, gole del Todra,  era là ad arrampicare con Mauro, con U.Iavazzo e un altro ancora,  Riccardo ed io eravamo anche a spasso per il Marocco, li abbiamo raggiunti per una serata in compagnia…   il nome però…


… la sim birmana acquistata con 5$ funziona, il wi-fi dell’albergo anche, siamo connessi e così aggiorniamo chi, dall’altra parte del mondo, attende nostre notizie.


18.01.2015  -  Yangon
            … ci dirigiamo verso la Botataung Paya;  entriamo scalzi, come i veri pellegrini, il buon pellegrino Mauro si infastidisce subito … “solo muri de oro, sai buddha, sai file, gente che prega e niente de veder…  inutile dire, le nostre strade per un po’ si dividono.
Entro nel labirinto della pagoda dove la struttura crea degli angoli acuti in cui le persone pregano ad alta voce facendo risuonare i mantra…   non fosse per i click delle macchine fotografiche l’atmosfera sarebbe mistica…   comunque nell’aria c’è armonia e rispetto.
Tanti i gesti impressi nella memoria…  dalle donne, longilinee ed eleganti che debbono sedere lateralmente per le gonne stretta, ai gruppi che invocano con omaggi di frutta un qualche buddha  
Eh sì, qui, come dice Mauro,  di buddha proprio non ne mancano.
La pagoda è non solo un luogo di preghiera, ma anche di ritrovo con se stessi, con amici o con la famiglia; è un posto molto…  sociale, tra gente che prega c’è chi mangia e chi gioca.  
Sia dentro che fuori vendono i cesti di frutta da donare ai buddha, e foulard e fiori per adornarli. 
E tutt’attorno un viavai di addetti che raccolgono cesti e foulard per rivenderli nuovamente – un gran giro di soldi, anche qua la religione porta ricchezza!!!
Usciti dalla pagoda andiamo verso lo Strand Hotel, dicono simpatico da vedere e in effetti lo stile del nostro Caffè San Marco, ci regaliamo 1 ora di relax al bar.

… a fare da cornice al parco street-food e chiromanti,
la golosità prende il sopravvento, ci attrae una bella ragazza che, con grande abilità e poca attrezzatura, fa omelette express ripiene di verdure, e non siamo i soli ad esser colpiti dalla sua bellezza e destrezza…  un altro ragazzo si è seduto e si è votato alla consumazione di crepes.
Lo ritroviamo ancora là dopo 2 ore!!!



23.01.2015  -  in motorino per Bagan
            … 8.30, colazionati, inforchiamo il nostro motorino elettrico;
sembra di andare in bicicletta ma non serve pedalare; nessun problema sul dritto, le salite invece le sente con largo anticipo.
Scendiamo a Old Bagan ed iniziamo interminabili visite di pagode; grandi, medie, piccole ma fondamentalmente tutte uguali, tutto un cava le scarpe,  metti le scarpe, e ogni volta, quando esci, te ne rimangono sempre altre 1.000 da vedere! 
Una sola è degna di nota, la Shwesandaw Paya, si può salire fino su, 5 ripidissime rampe di scale, con scalini di 25 e più centimetri ma poi, il panorama ricompensa.
Laura vuole tornare a far fotografie anche al tramonto, io penso rimarrò al bar a distruggere qualche mohito.




6.01.2015  -  sempre a Kalaw
            … finiamo il giro della città, e cerchiamo un posto relax, magari con una bella terrazza, sembra quasi impossibile ma ….   mi ricordo (Laura) di un’insegna sulla scalinata, vicino al market, thazin (scoprirò poi che è un piccolo fiore bianco molto profumato, che si trova in cima agli alberi).
Intuizione fortuita!!!    la prima impressione è che sia chiuso, entro e saluto…  c’è un vecchio che sta guardando la tv;  non risponde, Mauro dice …  no i ne ga pel cul, io mi ostino e vado vicino al vecchietto, è solo sordo, come mi vede si mette subito all’opera, mi consegna 2 menù e 2 libri di remarks di turisti passati per di là, tutto molto kind e con un velo di orgoglio.   
Ci fa sedere al sole sul patio di casa sua ed a breve arrivano altri 2 giovani francesi con cui condivideremo il tavolo.
Il vecchio inizia a raccontare e noi, tutti incuriositi, stiamo ad ascoltare.  Non vuole dirci il suo nome, vuole che ce lo ricordiamo come l’uomo che a 92 anni sa ancora stupire con giochi di carte…  canticchiando e mescolando le carte ci intrattiene con un gioco che ha imparato quando aveva 16 anni, quando non esistevano telefonini e  laptop. 
I francesi ci raccontano della loro avventura…   stanno viaggiando da 3 mesi e si fermeranno ancora qui e poi,  almeno per un altro mese in Vietnam…


27.01.2015  -  inizia il trekking
            … alle 8.15 andiamo alla Diamond Trekking, ci accolgono in pigiama, tutto ancora da preparare.
Partiremo appena alle 9.30 e con un’altra guida, il marito di EE, così si chiama la titolare, si dice stanco di ieri; la nuova guida si chiama Miò,  si presenta con casco da moto in testa e iapanche (infradito) ed inizia così il trek.  
Lungo la strada Miò si ferma davanti una casa, dice che va a cambiarsi; in 5 minuti è pronto: zaino, maglietta, giacca a vento e iapanche da trekking.
Il percorso si snoda tra sentieri e strade in terra battuta, alle 12.30/13 stop ad un point-view con accanto un punto di  ristoro nepalese. 
Dopo il lunch riprendiamo a camminare, dopo un’ultima interminabile ora lungo i binari del treno, un vero calvario, una sosta ristoratrice al bar della stazione dove Miò, accortosi che Laura distribuisce alle ragazzine campioncini di profumo le chiede uno per una sua amica: Laura glie ne da 2 e lui sparisce.
La sua amica, pochi metri più in là, vende betel;
ritorna dopo un po’ con un sacchetto pieno dei deliziosi bocconcini.
Ancora 20 minuti e siamo alla guesthouse per la notte.


28.01.2015  -  2° giorno di trekking
… alle 7 ci alziamo, veloci preparativi, veloce colazione e siamo pronti, la nostra guida invece, infreddolita, non vuole uscire dalle coperte;  ci incamminiamo che sono le 8.
Altri 14 chilometri su e giù per il Myanmar, pausa pranzo, ancora 6 chilometri ed arriviamo al villaggio dove passeremo la notte.
Ci fermiamo prima in un fornitissimo baretto;  una birra e, ci spostiamo per la cena e la notte, non senza aver prima comperato ancora una birra.


29.01.2015  -  fine trek e lago Inle
            ottima colazione con pancake al miele, poi ci incamminiamo.
Sorpresa!!!  oggi la tappa lunch è alla fine, one shot,  20 chilometri … uno dietro all’altro!
Finalmente acqua, finalmente siamo al lago… una noodle soup, mangio anche quella di Laura che si accontenta di una noce di cocco, ancora una birra, e saliamo sulla barca, affusolata, che ondeggia paurosamente.
Iniziamo a risalire (o a scendere?) il lago;  
Le foto, al tramonto, si creano da sole, basta schiacciare il bottoncino.

… e poi in albergo: mocito (mohito), pizza, birra e ancora mocito, bisogna pur festeggiare la fine del trekking!



30.01.2015  -  da Nyaungshwe a Bago
… alle 16 siamo in albergo ad attendere che ci vengano a prendere per il viaggio notturno a Bago; arrivano con un pick-up, e un po’ ammassati arriviamo al punto di partenza dell’autobus;  11 ore di viaggio, parecchie le passiamo dormendo, bella la fermata/cena, in un autogrill locale, serviti da ragazzine di 10 – 12 anni, che lavorano velocissime sotto lo sguardo vigile della caposala.



31.01.2015  -  Bago e il Monte Kyaiktiyo (Golden Rock)
            … arriviamo a Bago alle 4.30, un risciò si offre di accompagnarci al nostro hotel per soli 1.000 kyat.
Ok, saliamo sul risciò con i bagagli, lui lo spinge fino all’altro lato della strada e ci mostra l’hotel: siamo arrivati dice.
… una veloce doccia, una frugale colazione e, abbiamo ancora the nel bicchiere che vengono a chiamarci: l’autobus per la Golden Rock sta partendo.

… l’autista corre come una iena, alle 8 siamo già arrivati.
Più avanti inizia la ressa per salire sui camion che vanno alla Golden Rock; e anche qua gli autisti dei camion dimostrano di non avere il famoso mattone sotto l’acceleratore: paghiamo il biglietto, comprensivo dell’assicurazione sulla vita, come recita il cartello, e si parte.
In cima un villaggio turistico vivacemente animato, bancarelle, hotel, pellegrini, portantine e chi più ne ha più ne metta.
Continuiamo, qua tutti … se buta per tera, i prega, i impiza candele, i brusa incensi, i taca plachete de oro no li credevo cusì basa banchi….

… guardiamo, fotografiamo e scendiamo; ancora mezz’ora di paura sul camion e siamo nuovamente alla stazione del bus.

… andiamo a cena: riso al cocco con arachidi, mango e spezie varie.




02.02.2015  -  Ngapaly Beach
            … arriva il taxi per l’aeroporto.
Il taxista parla un bell’inglese, si rivela un chiacchierone, ed intrattiene Laura, che ormai è diventata la-la, fino all’aeroporto, si offre anche di venire a prenderci quando torniamo, veloce scambio  di numeri di cellulare e ci salutiamo. 
L’aereo è molto piccolo, un ATR 42 o modello successivo, a turboelica, Laura non ne ha mai volato su uno  simile, e penso nemmeno molti altri passeggeri.
Arriviamo in 1 ora, ci attendono, ci accompagnano al residence; nonostante avessimo prenotato una più economica stanza sul retro, ce ne danno una bellissima, grande, con due letti da una piazza e mezza, vista mare.
A 500 metri vari ristorantini, ne scegliamo uno che sembra il più quotato, e con 2 mohito iniziamo quella che si rivelerà un’ottima cena.



04.02.2015  -  Ngapali Beach
… oggi si pranza con la frutta che acquistiamo dalle donnine che passano per la spiaggia: pochi dollari e la signora, con una tecnica tutta sua lava, pela, taglia a pezzetti e riempie un sacchetto di ananas e mango, freschi e gustosi.


05.02.2015  -  Ngapaly Beach, arrivano Mattia e Valentina
            oggi arrivano i nostri amici!!!
E la sera siamo a cena tutti assieme al best friend:  mohito, king prawn e curry prawn con cocconut-milk.



08.02.2015  -  Yangon
… la sera andiamo a chinatown, vicino al nostro albergo.
E’ un immergersi in un caos di colori, di sapori e di odori, un susseguirsi di baretti e di bancarelle di street-food; siamo attratti da un‘insegna, qua il mohito costa 800 kyatt – 0,80 dollari, il cameriere ci piazza in tavola con Dave, un simpatico canadese.
La serata si conclude tra chiacchiere, birra e mohiti, proprio quello che ci voleva per salutare il Myanmar.



novembre 2015
            … è notizia di questi giorni che Aung San Suu Kyi ha trionfato alle elezioni, il Myanmar se lo merita!!!












2012 - MONTENEGRO (dal mio diario)



... siamo in Montenegro finalmente,
ci addentriamo subito nella realtà del paese: tanta natura, poca povera gente, poche macchine, traffico inesistente, poche anche le case.  Verso sera ci inerpichiamo per una stradina alla ricerca di un posto per la notte; ci accampiamo e, dopo poco, arriva un local gridando via via italiani ma probabilmente non sa nemmeno lui cosa dice…   si dimostra subito molto cordiale, gli diamo una birra, ci prende in simpatia, ci invita a casa sua poco sotto; osserva con attenzione i mezzi, scambia il quad per una prikolica e non riesce a capacitarsi di come io faccia a trainarlo senza gancio di traino…   poi si accorge dell’errore e inizia a battersi la testa.
Dopo cena scendiamo verso casa sua, facciamo conoscenza con la moglie, entriamo e, inizia l’ospitalità:  rakija, caffè alla turca, formaggio, altra rakija, ne ha parecchia, ha paura che sia poca, e va nell’altra stanza a prendere ancora un boccione da 5 litri.   Altro formaggio, fotografie,  lui fa continuamente il cretino, ci mostra vecchie foto, di quando era giovane e militava nell’esercito yugoslavo.  Poi suona e canta, non ci lascia più andar via, è disperato, vuole che restiamo a dormire là …   alle 23.00 riusciamo ad andare, promettendogli le fotografie della serata.

14.08.2012 – Montenegro, Durmitor
         a mezzogiorno, una piccola sosta, più avanti un camion con due locals, stanno riempiendo di pietre e ghiaia una voragine apertasi lungo la strada; offriamo al più anziano una birra ghiacciata, - non ne dai un sorso al tuo amico???? – gli dice Bruno…   no, no, lui è troppo giovane e non deve bere  -  risponde, e se la scola tutta.
Continuiamo, entriamo nel parco del Durmitor, ci fermiamo per la notte sul Susisko Jezero a 1180 metri accanto ad una Planinski dom , chiusa; c’è anche una coppia di belgrado, escursionisti, tendina e zaino in spalla.

16.08.2012 –  ancora Montenegro
         l’indomani continuiamo ancora per l’altopiano, case sparse, poca povera gente, tutti molto cordiali, tutti ci invitano ad una sosta per una rakija … ma sono solo le 9.00 del mattino.  Al terzo rifiuto un simpatico local si butta davanti la macchina e ci costringe alla sosta; urla, sì proprio urla alla moglie di portare sedie, tavolo e slivovitz domacia e di preparare il caffè.
E intanto che il caffè alla turca cuoce ancora slivovitz, fino a quando Bruno non gli nasconde la bottiglia.  Io insisto dicendo che devo guidare, che mi ferma la polizia, …  mi risponde: … kuraz polizia, picku mater polizia, e ancora un po’ di bestemmie e mi riempie il bicchiere. 
Intanto la moglie riscalda il pane, rigorosamente fatto in casa, da mangiare con il kaymak,  riscalda salsicce, taglia prosciutto, ci versa uno strano intruglio (a base di panna/latte) da bere,  e poi ancora torta di mele finale e ancora slivovitz.
Ci salutiamo tra foto, baci, abbracci.

L’entrata in Bosnia è veloce e indolore, gasolio, qualche birra per la sera, e poi ci accampiamo per la notte; è già buio e, senza accorgercene, ci fermiamo … a pochi metri, o forse anche dentro ad uno dei tanti  campi minati.  Me ne rendo conto la mattina, vedendo i cartelli,  quasi senza muovermi avverto gli altri e, spaventati, tra mille attenzioni, come si vede fare al cinema o in TV, ricalcando i nostri passi all’indietro, ci allontaniamo dal pericolo.


18.08.2012   Bosnia-Erzegovina
tutto il giorno attraverso la Bosnia, tutto il giorno tra campi minati; non che la cosa sia tragica, - strade e carrarecce sono sicure – ci ha detto un  guardaparco, … ma non uscite per nessun motivo dai tracciati!!!




venerdì 8 novembre 2013

2012 - MAROCCO, Atlante (dal mio diario)

12.10.2012 - le miniere di mibladen … la mattina non promette bene, qualche nuvola, pioviggina; partiamo, piove, imbocchiamo la pista verso midelt, piove sempre di più, ci alziamo di quota, verso 1.800 metri il tempo cambia, esce il sole, la giornata sarà bella come sempre. La strada continua sempre in quota, tra i 1.800 e i 2.000 metri, qualche casa sparsa qua e là, pastori, gente poverissima, hanno solo qualche capra… regaliamo i giocattoli dei miei nipoti e qualche vestito ai bambini… arriviamo ad un passo, ci sono delle antenne, ci fermiamo per un caffè. Là attaccato il ricovero del guardiano delle antenne, pochi metri quadrati, un tugurio senza finestre, una porta sgangherata, … facciamo amicizia con il guardiano; vive là da vent’anni, estate e inverno, da solo… ci invita a bere il caffè all’interno, scambiamo quattro parole, non ha nulla ma ci regala delle mele, gli lasciamo qualche scatoletta e dei biscotti e poi continuiamo verso ait-mekhlauf. La superiamo, imbocchiamo l’asfalto in direzione midelt e ad 80 chilometri dalla città abbandoniamo la strada per seguire i circuito che chiamano des mines. Devono essercene tante di miniere, di alcune se ne vedono i resti, altre si intuiscono… è il vecchio complesso minerario di aouli – mibladen, attivo fino agli anni ’70/’80; ad un certo punto si passa in una gola, da ambo i lati costruzioni fatiscenti, gli accessi alle miniere sembrano sbarrati, saranno ancora in uso??? il luogo a laura ricorda tolkien, il signore degli anelli e le miniere di moria… leggo su internet: dopo la chiusura della miniera avvenuta nel '70, molti minatori, anche provenienti da differenti aree del Marocco, iniziarono a confluire in questa regione con il preciso obbiettivo di cercare buoni campioni di vanadinite e di altri minerali da rivendere sul mercato internazionale. Ancor oggi l'area e' intensamente coltivata con questo obbiettivo, anche se le condizioni di lavoro sono veramente dure, durante l'inverno le temperature sono molto basse e in estate superano i 35° - 40°… Continuiamo ancora per 20 chilometri e siamo al camping municipal de midelt, finalmente una doccia calda!

2011 - MAROCCO, SAHARA OCCIDENTALE (dal mio diario)

plage blanche 8.30 pronti a partire; dopo una breve sosta a sidi ifni per pane e gasolio direzione plage blanche. Appena finisce la strada ed inizia la pista giorgio si infastidisce subito – vorrebbe sabbia e dune e non le aspre piste del marocco. Dice di essere preoccupato per gli amici che ci seguono con il RAV senza le ridotte e totalmente di serie, gli amici però non sembrano per nulla preoccupati, l’unico infastidito è giorgio, anche a franca la strada non dispiace. Dopo un paio di chilometri incontriamo gli amici pordenonesi, hanno fatto il percorso al contrario arrivando da tan-tan e non raccontano di particolari problemi; continuiamo ancora per una decina di chilometri poi giorgio, ad un bivio, decide di abbandonare la pista e tornare sull’asfalto con gran disappunto della compagna e senza far caso alla scala della carta: quel piccolo pezzettino fino all’asfalto sono in realtà ancora 150 chilometri di pista!!! se avesse continuato ne avrebbe fatti solo un centinaio. Io e laura decidiamo di continuare lungo la plage blanche, anzi sopra perché la spiaggia visto il mare grosso e l’alta marea è impraticabile; puntiamo sul vecchio forte di aoreora e, neanche farlo a posta, dopo un’ultima salita, la pista cambia, diventa scorrevolissima (punte di 60 km/h) ed in breve abbiamo alle spalle i 40 chilometri che ci separavano dal forte. Vicino al forte solo uno sperduto militare di guardia, gli verranno a dare il cambio tra 15 giorni. Ci offre un the, contraccambio con una birra, laura lascia doni, per il figlio appena nato, chiacchieriamo un po’ nel nostro francese stentato e dopo aver chiesto notizie sui prossimi 60 chilometri fino a tan-tan proseguiamo ancora per un’ora. La pista, ci ha detto il militare è brutta, ma dopo il oued dràa migliora decisamente; alle 18.00 inizia a far buio, spengo il motore vicino alla baracca di un pescatore, chiedo di poter restare là per la notte – pas de problème – e ci invita a bere un the. Ne approfittiamo per mangiare qualcosa, è da stamattina che non mangiamo e poi, preparata la macchina per la notte ci dedichiamo ai nostri diari. Alle 20.00 il pescatore lascia la sua baracca e si avvia nella notte verso il mare a gettare le esche per l’indomani. Un the e a letto, domani si inizia presto. 14.11.2011 - verso dakhla alle 8.00 siamo già sulla pista dopo aver fatto colazione ed aver salutato il nostro amico pescatore. I primi chilometri sono impegnativi, la pista è brutta, sassosa, andiamo piano, a tratti è sabbiosa, attraversiamo numerosi oued; in certi punti è impraticabile, facciamo delle deviazioni. Alla fine siamo sull’asfalto a 20 chilometri da tan-tan, la superiamo, in direzione di tan-tan plage; ad un incrocio mi ferma la polizia, documenti, sostengono che non ho rispettato un stop, 700 dirham di multa, pago, inutile star a discutere con i neri. Arriviamo al campeggio di tan-tan plage in tarda mattinata, i nostri amici sono là ad attenderci, riprendiamo la discesa verso laayoune. Scendiamo lungo la statale, la strada è bella, scorrevole, poco trafficata; le solite soste di controllo – il più delle volte si accontentano della fiche e della professione. Ci fermiamo ancora, a mangiare, a vedere un gran buco (naturale) sulla scogliera che da’ su di una grotta marina, e poi ancora per visitare la laguna di nidia con i suoi fenicotteri. A tarfaya facciamo gasolio, una fotografia al monumento che ricorda Antoine de Saint-Exupéry (ha scritto le petit prince) e che qua visse, e anche una alla casa sul mare, e poi cerchiamo un campeggio per la notte. Ci dicono che uno è a 50 chilometri sulla strada per laayoune; lo troviamo, in una depressione, vicino ad un lago salato, ci siamo solo noi, la cena sotto al tendone berbero è ottima, un po’ duretta la viande de chameau di laura, le avranno dato lo zoccolo???

giovedì 7 novembre 2013

2013 - VIETNAM (dal mio diario)

12.03.2013 - Sapa ... simpatica giornata: sveglia, lotta con laura per la sveglia, colazione, trekking. Ci incamminiamo giù per la strada verso il villaggio di cat cat, subito ci affiancano delle donne che iniziano a chiacchierare con laura, propongono di lasciar fuori cat cat e di visitare lao chai, il loro villaggio, una sosta per il pranzo a casa loro, e rientro in motorbike, le seguiamo. Sono simpatiche, laura chiacchiera tutto il tempo o meglio si fa capire gesticolando, guai se avesse un braccio inutilizzabile come il mio, … chi la capirebbe!!! Il primo tratto è asfalto, poi tra le risaie, una strada in costruzione, un paio di ponti e dopo tre ore arriviamo al villaggio; è pieno di turisti, tutti fermi per la sosta pranzo, continuiamo a seguire le nostre guide, la nostra casa è lassù, in alto, praticamente sulla strada. Poco prima di arrivare si fermano a fare la spesa: tofu, noodles, uova e pomodori, ancora pochi metri ed entriamo in casa. Ambiente principale, dove i bambini giocano, ma che rapidamente si trasforma in sala da pranzo; ai lati le due parti in cui si divide la cucina: quella con il fuoco che fa anche da riscaldamento, e l’altra che fa da cucina – preparazione. Sopra, dei soppalchi con le camere; scarno anzi nullo l’arredamento, tanti però i bambini, di tutte le misure. Il più piccolo ha viaggiato con noi tutta la mattina, infagottato come un salame in schiena alla madre. Prima cosa, appena arrivata, la madre lo srotola dal bozzolo e lo allatta, poi va in cucina, un buco per terra con del fuoco, e finisce di preparare il lunch; tirano fuori un basso tavolino, delle ciotole di riso, e mangiamo. Tofu a parte, che non mi è mai piaciuto, i noodles con uova e pomodori sono buoni; poi, a pranzo terminato, il mercatino: ogni donna ha qualcosa da proporre … acquistiamo dalle tre che ci hanno fatto da guida per tutto il giorno, un arazzo e due cuscini… tutte avrebbero qualcosa da vendere, spuntano sempre nuove stoffe e nuove venditrici, ma dobbiamo fermarci; è’ stata una bella giornata, con guide non convenzionali, che ci hanno offerto il pranzo, a casa loro, … e per noi questo può bastare. Ci congediamo, saluti, fotografie, abbracci, due degli uomini ci riportano a sapa in moto per pochi dollari; anche stavolta l’ipad ha fatto una parte simpatica: lo stagno ha fatto impazzire grandi e piccini, in particolare quello più pestifero che, toccando lo schermo, ha fatto comparire una foglia ed ha esultato come uno dei giocatori di rugby maori!!! e giù tutti a ridere.

martedì 5 novembre 2013

2009 - ancora Mali

Alla gare di Segou mi offrono un taxi, voglio andare a piedi, non insistono. Verso il centro un’insegna della Castel (birra) e sotto - espace cultural Kora -, sembra un posto alternativo, entriamo per una birra. Che poi diventano tre, e del poulet yassa con riso e poi papaia; le 15.00, forse è l’ora di andare, il cuoco ci offre una stanza in una casa nelle vicinanze: super-spartana, un materasso, due sedie, doccia a secchio – per 3.000 cfa a testa non si può chieder di più. Fuori fervono i preparativi per il festival – giriamo per Segou, tento di ricordare i luoghi visti nel 2002, ritrovo il ristorante di quella notte e l’Hotel de France, ormai è definitivamente diventato un bordello. A sera siamo ancora all’espace cultural, frittata, frittes, birra e un po’ di buona musica - iniziano a suonare dal vivo. Andiamo a zonzo fino alle 24.00, suonano ad ogni angolo, le ragazze sfoggiano gli abiti migliori e pettinature ardite. Segou è in festa, ultimi preparativi, ultime prove; giriamo alcune ore, poi un the e una pausa, riprendiamo il giro, domani sicuramente l’area del festival sarà vietata senza il braccialetto da 100 €. In fondo una fabbrica di vasellame, e lungo il Niger tante donne che lavano tutto – abiti, stoviglie, vasellame, bambini, verdure, loro stesse, … più avanti una catasta di vasi, piatti, ciotole, contenitori di ogni forma, … Laura vede un balafon, discute con il proprietario, lo compera per 1.500 cfa, solo poche ore prima, da un’altra parte, ne avevano chiesti 20.000 – … è un buon prezzo – dicevano. Passeggiando incontro Kalil, non lo riconoscerei sicuramente se non fosse lui a fermarmi: “sei Mauro???.... sono Kalil, ti ricordi???” – un abbraccio - “ora ho da fare, ci sentiamo poi”. A sera siamo a cena al Restaurant Golfe con Kalil, parliamo di un tour nella parte settentrionale della falaise Dogon, verso Douenza: sembra serva un 4x4, il prezzo diventa molto alto, meglio ripiegare sul solito trekking ai piedi della falaise, ne riparliamo domani, ed intanto un complesso si esibisce i ritmi infernali e danze scatenate. … si dimostrano da subito gentili, ci fanno visitare le varie aule, nonostante le lezioni siano in corso, e ci presentano ai ragazzi come Laura e Maura, venuti a visitare la loro scuola – se ne ricordano e il giorno dopo, quando ci incontrano per strada, ci salutano, ricordano i nomi; soprattutto quello della professoressa Laura, la riconoscono, la fermano per strada, la salutano: è la professoressa venuta a visitare la loro città, la loro scuola!!! Camminiamo lungo la corniche, osserviamo la vita sulla riva del Niger, scherziamo con i bimbi, fino ad un laboratorio di tessuti bogolan: i telai sono al lavoro, ci illustrano le varie tecniche, hanno una boutique stupenda, e sopra una terrazza coperta, e un meraviglioso scorcio di vita sul fiume, e anche coca ghiacciata, e succo di baobab, difficile andar via… Ritorniamo in zona festival; dopo un po’ iniziano a suonare, la folla (per lo più locali) aumenta, dopo un po’ è tutto un delirio, atmosfera magica, gente che balla, strilla, siamo circondati dai bambini, dalle ragazze – atmosfera indescrivibile, la folla aumenta, in mezzo qualche timido turista, Laura ormai persa. Andiamo a bere una coca, poi ancora una birra, Laura continua a far amicizia con tutti, a parlare e discutere con chiunque; arrivano altri venditori, compero tre collanine, un ragazzo sostiene di avermi conosciuto a Mopti durante il mio precedente viaggio: “ero ancora un bambino” mi dice. Ultimo giornata di festival, domani partenza per Djennè e Mopti; tutti i ragazzini ormai conoscono Laura, la chiamano per nome, la fermano per strada. Passiamo la giornata per le vie del festival, assillati dai venditori; facciamo cento nuove amicizie: un artigiano ci mostra le varie fasi del confezionamento di una borsa, accanto a lui un ragazzino di otto o nove anni costruisce ciondoli e catenine. Continuiamo lungo la sponda del Niger, dapprima una gara di piroghe accompagnata dal canto stridulo di una voce femminile, poi assieme a centinaia di locals e pochi turisti, attorno ad un palco a sentire la voce di due stelle locali accompagnate da batteria, basso e chitarra, da un tastierista, ma anche dai suoni inconfondibili del balafon, delle calabasse, del tamburo. La gente è, come ieri, in delirio, gli artisti ballano sul palco, scendono tra la folla; una cantante/danzatrice si dimena vorticosamente, tutti battono aritmicamente le mani. Rivedo ancora visi già conosciuti ieri, salutano cordialmente, si parla, una ragazza, conosciuta ieri, oggi mi sbuccia un’arancia, me la regala e poi, quando tutto finisce, con naturalezza mi tocca un braccio per richiamare la mia attenzione: “ salut, je vais à la maison” mi dice “ à la prochaine …” con naturalezza, e così tanti altri. Arriva sera, ancora una bière à pression, vinco un capellino, incrocio il mio amico sarto – Armani di Mopti - e poi Charli, beviamo ancora una birra, “telefonami quando arrivi a Bamako” mi dice “ho dato il mio numero a Laura – dov’è ora? in hotel?”. A cena pochi minuti per concordare un trekking nei Pays Dogon, Kalil fa da intermediario, ci procura una buona guida, il prezzo è buono – 250 euro, per due persone, quattro giorni, tutto compreso – la guida è un dogon, è un suo amico, lui ritorna a nord, a Timbuctù, deve portare delle persone nel deserto; lo saluto, lo invito a casa mia, so che ci rivedremo.

venerdì 14 novembre 2008

la pattuglia acrobatica



il termine ce lo aveva suggerito l’amico Sergio,
eravamo a cena, si chiacchierava del più e
del meno,
la Scuola stava per nascere, ancora qualche ritocco per far digerire alle due sezioni del CAI di Trieste che la Scuola di Scialpinismo non era proprietà nè dell’una, nè dell’altra ma figlia di entrambe, e poi…

noi… Piero, Rado, Pino, Diego, Franco, Lucio ed io, entusiasti per il nuovo gioco, ascoltavamo avidamente i racconti di quello che sarebbe stato, per lo meno sulla carta, il nostro primo direttore, in attesa che uno di noi diventasse istruttore nazionale, conditio sine qua non, per dirigere un corso od una scuola del Club Alpino Italiano.

…nella nostra scuola facciamo così, …è meglio in questo modo, …così ci sono meno problemi, …ma bisogna far attenzione a, …e quella volta che…, un susseguirsi di consigli, indicazioni, regole, aneddoti e storielle varie.
“e quelli più imbranatelli sugli sci”, ci diceva, “hanno bisogno di un occhio di riguardo, è gente che va da sempre in montagna, gente entusiasta, non troppo a suo agio sugli sci ma pur sempre capace di dare notevoli soddisfazioni ad un istruttore, gente che non molla” …ed è quella sera che è nata la pattuglia acrobatica.

in un corso di scialpinismo, come in tanti altri corsi, sei diviso in gruppetti autonomi, alcuni allievi e un istruttore, con un aiuto-istruttore talvolta.
ma la pattuglia acrobatica non era proprio il gruppetto più ambito da nessun istruttore o aiuto; “ancora una domenica così e mi dimentico come si scia” aveva esordito Franco, dopo una giornata passata a tirar fuori gli acrobati da mucchi di neve o da macchie di mughi che si erano improvvisamente spostati!!!
ed allora, più di qualche volta, la sera in rifugio, gli allievi ormai a letto,
la pattuglia acrobatica, complice un bicchier di vino,
noi istruttori ce la giocavamo a mora.

poi, negli anni, la pattuglia è stata sciolta, nuovi metodi di insegnamento imponevano che gli allevi venissero mischiati ad ogni uscita, che non esistessero dei gruppi fissi.
alcuni visi non li ho rivisti mai più, altri ancora hanno continuato nella lotta con l’alpe, sono diventati scialpinisti di nome e di fatto, negli anni abbiamo percorso assieme splendidi itinerari, e alcuni di loro, forse, non hanno mai saputo di aver fatto parte,
una volta,
di una pattuglia acrobatica, io non me lo ricordo,
è passato troppo tempo.